mercoledì 27 aprile 2011

Skellig

Magico, reale, asciutto  ☼☼☼☼☼



David Almond – Salani, 2009, pp.151

Michael si è da poco trasferito in un nuovo quartiere della sua città.
La casa nuova è interamente da ristrutturare, il garage nel cortile è pericolante e il giardino somiglia a una giungla.
Ai duri lavori per dare all’abitazione un aspetto vivibile, i genitori di Michael alternano le corse in ospedale, dove la sorellina appena nata lotta tra la morte e la vita.
Un giorno, proprio nel garage, il ragazzo fa un incontro che cambierà la sua vita.
Un uomo, forse un vecchio, sudicio e affamato, immobile e rassegnato, siede nascosto tra vecchie casse e ragnatele. Si chiama Skellig, mangia topi e insetti, ama il 27 e il 53 e la birra scura, e ha strane deformazioni dovute all’artrite.
A quest’incontro seguirà quello con Mina, la vicina di casa, una ragazzina stravagante che ama stare in cima agli alberi a disegnare e che riesce a sentire i rumori più nascosti.
Assieme alla nuova amica, Michael si prenderà cura dello strano essere trovato in garage e imparerà che si può apprendere e studiare senza andare a scuola.
In un momento delicato della sua esistenza, l’adolescente affronterà situazioni difficili e farà grandi scoperte riguardo a Skellig, alla vita e a sé stesso.
Il mondo di Michael cambierà. Il mondo di Michael sta già cambiando.

Skellig è un romanzo che cattura sin dalla prima pagina.
Pubblicato in Inghilterra nel 1998, in Italia fu inizialmente pubblicato da Mondadori, per poi uscire dal catalogo; grazie a Salani dal 2009 è di nuovo nelle librerie, in concomitanza con l’uscita della versione televisiva (trasmessa da Sky 1).
Quella di Skellig è una storia in bilico tra normalità e meraviglia, in cui situazioni drammaticamente reali e concrete si intrecciano ad accadimenti surreali, al limite del sogno.
Accanto all’ansia e alla pena di una famiglia che si stringe e lotta attorno all’ultimogenita, “la bambina” che fino al termine del romanzo non avrà un nome, si dipana lentamente l’esistenza di un essere a metà tra un umano e un uccello o forse, ancora, un angelo.
Alle corsie dell’ospedale e ai lavori di ristrutturazione della nuova casa, si affiancano gli scorci bui di un garage da demolire e di una vecchia dimora pericolante in cui vivono solo i gufi.
Ai dubbi e alle paure di Michael, che sta crescendo e che cerca il suo precario equilibrio nella vita di tutti i giorni, si alterna la curiosità e la sensazione di meraviglia nello scoprire possibile ciò che sembrava impossibile.
I personaggi, le psicologie, gli ambienti, i dialoghi, tutto è perfettamente descritto con pochi tratti, essenziali e precisi. L’autore utilizza frasi chiare, brevi e ricche di senso. E’ una scrittura asciutta, scorrevole e perfettamente centrata.
La visione è nitida; la tela narrativa ci avvolge fin dalle prime frasi e si fatica a staccarsene, si vuole leggere fino in fondo.
Viviamo quei giorni faticosi con Michael, da osservatori presenti.
Le emozioni sono palpabili e, come nella vita reale, talvolta sfuggenti e non semplici da definire.
Come il ragazzo desideriamo sapere come andrà a finire, speriamo in un lieto fine ma con la costante sensazione che potrebbe accadere tutto il contrario.
Perché in una storia come questa, tutto può davvero accadere.

Nota curiosa: riguardo alla scelta dei nomi dei protagonisti, Michael e Skellig, l'autore si ispira con tutta probabilità alle Isole Skellig, costa sud-ovest della Repubblica Irlandese. La più grande di queste isole rocciose si chiama, per l'appunto, Skellig Michael.

Vivamente consigliato!

Target: + 10 anni.

Un assaggio: “[…] « Chi lo sa, Michael? Forse l’evoluzione continuerà per sempre. Forse continueremo a cambiare per sempre.» […]” (p.34)
“[…] « A volte pensiamo che dovremmo essere capaci di sapere tutto, ma non è così. Dobbiamo contentarci di vedere quello che c’è da vedere e il resto dobbiamo immaginarlo.» […]” (p.117)

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