mercoledì 20 marzo 2013

L'isola in via degli Uccelli

Intenso e coraggioso  ☼☼☼☼


Uri Orlev – Salani, 1998, pp.155

Polonia, 1942.

La città è spaccata; il settore polacco, dove vivono i civili liberi, è separato dalle aree dei ghetti da alte mura. Alcune di queste zone sono state già svuotate, ripulite, quasi pronte per essere riaperte ai cittadini non Ebrei.
Alex vive nascosto con il padre, il vecchio amico Boruch e il suo topolino Neve.
La madre non è mai tornata.
Gli uomini lavorano ancora alla fabbrica di corde che sta per essere chiusa.
Dopo pochi giorni i tedeschi li sorprendono, li radunano con altri rifugiati per portarli via dal ghetto.
Con l’aiuto e il sacrificio di Boruch, Alex riesce a fuggire e a nascondersi nella vecchia casa diroccata al numero 78 di Via degli Uccelli, dove resterà per mesi ad aspettare il ritorno del padre.
Comincia così l’avventura del ragazzino che, da solo, armato di coraggio, di istinto di sopravvivenza, d'ingegno, di capacità di sognare e di una pistola, si costruisce il suo personale rifugio tra le rovine del ghetto.
Invisibile agli occhi dei soldati e degli stessi abitanti che vivono al di là del muro, a pochi metri, Alex sopravvive. Osservando il mondo intorno a sé.
Tra i sopralluoghi notturni nelle case vuote alla ricerca di viveri e beni utili, tra rischi di crolli e sciacalli, tra notti di paura e giochi inventati per passare il tempo, Alex riesce perfino a fare amicizia, a innamorarsi e a salvare la vita a un partigiano.
Con le sue sole forze e la sua incredibile sensibilità, Alex vive giorno per giorno con la convinzione e la speranza che il padre tornerà a prenderlo.
L’isola in via degli Uccelli è un romanzo toccante e profondo.
Il periodo bellico, il dramma umano raccontato da un punto di vista decisamente insolito.
Lo sguardo di un sopravvissuto, di un bambino invisibile agli occhi di tutti, nascosto tra le macerie del ghetto che, da solo, riesce a vivere due mesi in condizioni inimmaginabili.
Alex usa la testa, il cuore e l’istinto per salvarsi la pelle, ogni giorno.
Si costruisce una “casa”, un rifugio degno di Robinson Crusoe, un’isola protetta, con la sola compagnia del topolino Neve.
Si trova da mangiare, da vestire.
Si ingegna in ogni modo, con coraggio e creatività.
E cresce.
Alex è un personaggio che resta nel cuore, profondamente umano e di uno spessore assoluto.
Uri Orlev riversa in questo libro gran parte dei suoi ricordi di bambino perseguitato, deportato e rifugiato. Crea davanti ai nostri occhi un mondo di rovine, perfettamente tangibile, allietato solo dalla piccola ma intensa e brillante presenza di un ragazzino che sceglie di resistere.
La storia è narrata in prima persona; la voce dell’autore, che è quella di Alex, è chiara e lucida.
Molti sono gli episodi che colpiscono il lettore: il sacrificio di alcuni amici, il coraggio di un bambino che decide di uccidere per salvare un suo simile, la lotta aggressiva tra poveri, la perdita di senso e di importanza di cose come il rispetto, l'altruismo e perfino l'umanità, in nome della propria singola sopravvivenza e della paura.
Più forte di tutto, però, resta l'Essere bambino del protagonista, la capacità costante di immaginare e di rendere utile ogni "gioco".
La forza dell'infanzia messa a durissima prova. Una forza che sostiene la vita e permette la salvezza.
La scrittura è scorrevole, quasi leggera, ma le parole affondano in significati terribili e drammatici.
Un equilibrio devastante.
L’isola in via degli Uccelli è un’avventura che difficilmente si dimentica.
L’isola in via degli Uccelli è un libro da leggere.
Note: Vincitore del premio Andersen nel 1996, L'isola in via degli Uccelli diventa il soggetto del film omonimo diretto, nel 1997, da Søren Kragh-Jacobsen; è il film evento del Giffoni Film Festival.

locandina del Film

una scena del film - Alex e l'ingegnoso sistema d'accesso al suo rifugio
Davvero consigliato!
Target: + 10 anni.

Un assaggio: “[…] E spesso aprivo con precauzione le lamelle della presa d’aria, prendevo il binocolo e osservavo la strada del settore polacco al di là del muro. Era come vivere su un’isola deserta. Invece dell’oceano avevo intorno a me gente e case, ma sebbene paressero vicini, erano in realtà infinitamente lontani. […]” (p.89)


Buone letture!



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