giovedì 24 ottobre 2013

Un bassotto nel Bauletto!

Tra una cartolina e l'altra, tra post fatti di ricordi ed emozioni, ecco spuntarne uno vecchia maniera.

Spero che i miei lettori ricordino che Bliblila ha un bel Baule, da cui ogni tanto spuntano vecchi libri d'infanzia; e accanto a questo, in seguito alle mie scorribande per mercatini dell'usato, è nato anche un Bauletto colmo di libri adottati.


 
Inutile dire che il Bauletto, in questi mesi, è ingrassato a dismisura, arricchendosi di titoli che sto gustando pian piano nelle mie serate (e ora che arriva l'inverno, sarà ancora più bello!).

Ma prima di arrivare al dunque di questo post (so che vi starete chiedendo: che c'entra un bassotto coi libri?), sono obbligata a fare un passo indietro e a raccontarvi l'incipit di tutta questa storia.

Almeno quattro anni fa...
... forse anche di più, non scherzo.
Beh, anni fa, resa ormai esplicita la mia "fissa" per i libri d'infanzia, il loro studio e ricerca, mia madre saltò su dicendomi:
"Oh, ricordo un libro di quand'ero ragazzina che mi piacque tantissimo! Non ricordo la trama, ma ricordo che la protagonista si chiamava Pimpi e aveva un cane bassotto... Come mi piacerebbe ritrovarlo. Ilaria, me lo cerchi?"

Mammina cara, quanta fiducia nella tua figliola.
Va bene la passione e l'impegno, ma con così pochi dati... è ben difficile l'impresa.
La curiosità e la gioia di risolvere questo "caso" era però troppa, per cui mi son messa di buona lena a far ricerche ovunque: web, biblioteche, Opac nazionali, di tutto di più.

Finché... una mattina in cui ero a lavorare nella redazione di una piccola casa editrice, il Capo mi segnala un sito in cui cercare libri.
Provo l'ennesimo tentativo e... ecco che mi compare un titolo Pimpi&C, di tale Maricilla Piovanelli.
Il libro è custodito in una biblioteca di Imola, disponibile solo alla consultazione in sede!
Felice di aver per lo meno trovato dati maggiori, amplio la ricerca; ma par proprio che questo libro non l'abbia più nessuno.

Mammina bella che pretese. E ora?

Passa il tempo...
... e la mamma sembra scordarsi del libro, ma Bliblila no!
Bliblila non dimentica e silenziosamente continua a cercare.
E arrivano gli anni, questi ultimi, in cui comincio i miei vagabondaggi per mercatini.
E ogni volta cerco quel nome e quel titolo, senza risultati.

Un paio di mesi fa...
... vado a trovare una delle mie più care amiche, nel varesotto.
Anche lei ha la passione dei mercatini e dei libri e mi porta, con mio grande entusiasmo, in un mercatino della sua zona. Il reparto libri è incredibilmente ben tenuto e ordinato alfabeticamente!
Giro per i corridoi, esploro gli infiniti scaffali, recupero qualche titolo da tempo cercato e... prima di andar via decido di fare un tentativo.
Come si chiamava l'autrice di Pimpi... aveva un nome strano... Ah sì! Maricilla Piovanelli (talmente strano che non potevo non ricordarlo).
Cerco la corsia della narrativa, lettera P, scorro con il dito sui dorsi polverosi e...
Non ci credo! Sogno? ... Miracolo!


Pimpi&C,
Maricilla Piovanelli,
edizioni I.P.L. (che sta per Istituto Propaganda Libraria),
settima edizione, 1965.
 


Se non mi sono messa a piangere dall'emozione è solo perché ho un self control magnifico (certo)!
Ma è stata una sensazione davvero immensa, avere quel libro tra le mani, un libro tanto cercato e desiderato, un libro che non credevo avrei mai trovato.
Era lì, unico, ben tenuto, che aspettava me. Con la Pimpi sorridente nel suo cappottino azzurro, che dalla copertina mi guardava come a dire: "Eccoti, finalmente sei arrivata!"
Credo di aver levitato dalla felicità per almeno un paio d'ore.
Ho avuto l'occasione di fare una sorpresa a mia madre e lasciarle, prima che partisse per le vacanze, un pacchetto sul tavolo con un semplice bigliettino.

Ovviamente è stata felicissima e incredula.
E probabilmente lei qualche lagrimuccia deve averla pur versata.
Ha letto la storia di Pimpi in un sol giorno.
Mi auguro, forse, recuperando una parte della bambina che fu, grazie a questo libro.

Altrettanto ovviamente, appena possibile ho requisito il libro per leggerlo a mia volta.
Che dire?
Mi sono innamorata della Pimpi&C.

Ambientato nella Milano degli anni della Seconda Grande Guerra, il libro presenta le avventure di una ragazzina adolescente, Paola Garbagnati detta Pimpi (La Pimpi), e del gruppo di amici che si forma intorno a lei (l'&C del titolo) e alla sua famiglia medio-borghese.
 
La compagnia è così composta: la famiglia Garbagnati di cui fanno parte la madre, interessata ai buoni matrimoni e a i bei vestiti, il padre lavoratore semplice e per niente autoritario, la superficiale sorella detta La Pupa; Alf, giovane medico per nulla ricco ma innamorato e maltrattato dalla Pupa; le due amiche del cuore, Marina (di povera famiglia) e Lupicina (figlia di nuovi ricchi); Dario Serena, giovane e promettente pittore; ultimo, ma fondamentale... Tiberio, il bassotto!

La Pimpi, con la forza di un uragano e la limpidezza di un cielo primaverile, aggiusterà, volente o nolente, tutte le disavventure dei suoi cari e amici.
Così che Alf si leverà il salame dagli occhi scoprendo un nuovo amore, Marina uscirà dalla sua solitudine scoprendo nella compagna un'amicizia insostituibile, La Pupa otterrà ciò che merita, la madre si dispererà per dei nonnulla, il padre si inorgoglirà di avere una figlia così piena di buon senso e una piccola orfana troverà famiglia.
Tutto ciò accompagnato dalla stabile presenza di Tiberio che di buon senso ne dimostra quanto la padroncina.

Pimpi&C. è stato scritto nel 1945 e di quegli anni la scrittura della Piovanelli mantiene il sapore. Un linguaggio educato e pulito se pur molto spesso ironico e pungente.
Le vicende delle tre ragazze impossibili e di un cane bassotto (così viene soprannominato il trio nella storia e da qui nasce il sottotitolo) si srotolano con chiarezza e vivacità, strappano sorrisi e rivelano usi e costumi che, pur apparendo ormai lontani, risultano vivissimi leggendo queste pagine.

I personaggi sono psicologicamente ben descritti e rifiniti. Ognuno di essi si fissa nella mente del lettore armato dei propri pregi e difetti.
Inutile sottolineare che della Pimpi e di Tiberio ci si innamora davvero fin dalla prima pagina e, talvolta, si desidera poterne incontrare nella realtà di personcine di tal fatta.
La Pimpi con il suo bassotto può, a mio parere, entrare a far parte di quel gruppo di personaggi femminili letterari dal carattere forte e dal segno indelebile.

Solo mi dispiace che non si trovi nulla in proposito e che, per quanto possa consigliarvelo di cuore, difficilmente troverete una copia di questo libro da leggere.
Ma... mai dire mai!

Assieme alla Pimpi&C. vi auguro... delle Buonissime Letture!
 
 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissima Biblilia,
Leggere il tuo post mi ha procurato una grande emozione perché Pimpi & C. è un romanzo a cui sono legata a filo non doppio ma triplo o quadruplo… E’ stato delizia e croce della mia infanzia e giovinezza (appartengo alla classe 1963). “Delizia” perché questo libro, consunto, rovinato e purtroppo incompleto lo rinvenni quando ero bambina nella libreria di casa, doveva essere appartenuto alla mia mamma, nata nel 1923. Era l’edizione del 1945, edita dal Semaforo di Genova. Lessi e rilessi questo romanzo infinite volte nel corso degli anni, con stupore e delizia immutate, tanto ero innamorata dei personaggi, del dipanarsi della storia, dello stile incomparabile che possedeva, lo conoscevo a memoria. “Croce” perché il libro – parecchio malandato e scompaginato – mancava della parte finale e così la sua lettura mi lasciava sospesa ed insoddisfatta di non conoscerne l’epilogo. La copia del mio libro terminava infatti bruscamente alla metà del 15° capitolo quando il gruppo di giovani torna dalla vacanza in montagna con la piccola Desiderata, e Dario Serena espone il quadro delle tre ragazze impossibili, alimentando le brame di possesso della signora Ada e di Donna Casimira. L’incompiutezza della storia alimentava tutte le mie fantasie più sbrigliate ed immaginavo mille finali diversi alla storia.
Frequentavo allora assiduamente la Biblioteca per Ragazzi Edmondo De Amicis della mia città natale di Genova e avevo cercato inutilmente La Pimpi nel catalogo, dove non vi era traccia. Ormi adulta girai parecchie bancarelle e librerie di libri usati della città ma al sentire il titolo e l’autrice tutti invariabilmente scuotevano la testa. Fino al giorno in cui un libraio antiquario del centro storico mi informò che la biblioteca De Amicis possedeva un pregevole fondo antico di libri per l’infanzia, suggerendomi di fare un tentativo in quella direzione.
Il mistero si sciolse così in modo insperato: ritornai dopo anni di assenza alla biblioteca, venni accompagnata al catalogo del fondo antico, che era separato da quello “moderno”; scorsi le schede cartacee alfabetiche per autore della “P”, emozionatissima, e mi apparve la scheda di Pimpi & C: il libro eralì aspettarmi da chissà quanti anni.
Fu così nel 1990, all’età di 27 anni, che finalmente lessi di un fiato le ultime sessanta pagine del romanzo e come tutte i desideri tanto attesi, a lungo desiderati e fantasticati, nella gioia di avere ritrovato la mia Pimpi non mancava un briciolo di delusione, perché invariabilmente il finale reale escludeva i mille finali immaginari che mi ero costruita nella mente nel filo degli anni. La realtà poneva fine alla fantasia.
Perché amavo tanto la Pimpi da bambina e ragazza? Me lo sono chiesta numerose volte. E nonostante i mille pregi del libro, la sincerità di ciascun personaggio, la vivacità della storia che tu hai ben descritto posso dire adesso, con la lucidità degli anni maturi, di avere tanto amato Pimpi perché nella sua famiglia sgangherata ritrovavo la mia, altrettanto difficile, anzi, molto di più; nella signora Ada insoddisfatta e perennemente astiosa, vedevo mia mamma; nel sig. Garbagnati buono ed assente si rispecchiava mio padre. Leggere Pimpi ridimensionava il mio disagio, svolgeva una funzione terapeutica. I libri dell’infanzia – di cui condivido con te la passione - sono così importanti per i ragazzi proprio perché fungono da “guaritore interiore”: ti consentono di vedere con occhi diversi una realtà dolorosa, di guardarla da spettatore prendendone, in misura minore o maggiore, distanza e consapevolezza, ti donano strumenti impensati per gestirla meglio. L’ironia, la bontà, la generosità, l’inventiva della Pimpi che traboccava da ogni pagina, erano strumenti alla mia portata, anche per me c’era una speranza, nonostante tutto.
E così è stato.
Per questo amo tanto questo libro.
Cara Biblilia, un caro abbraccio, e grazie del tuo post!

Serendip

Ila ha detto...

Carissima Serendip,
è stato un immenso piacere leggere il tuo commento e la tua bellissima storia.
Grazie per la condivisione e l'entusiasmo.
Probabilmente alla Pimpi piace fare di questi "giochi a nascondino" coi suoi lettori :)

Ti mando un caro saluto e l'augurio di trovare 1000 altri libri speciali come la Pimpi, unito al saluto speciale da parte della mia mamma (che in qualche modo ha condiviso le tue stesse emozioni!).

Un abbraccio,
Ila