venerdì 30 settembre 2016

La principessa dei giunchi (fiaba inglese)

Terzo appuntamento con l'analisi di una fiaba.
Terzo titolo della raccolta delle AMZ, dedicata ai racconti tradizionali europei.
Con Vladimir Propp che ci tiene per mano, andiamo a conoscere...



LA PRINCIPESSA DEI GIUNCHI

Fiaba tradizionale inglese, narrata da Joseph Jacobs (1854 - 1916) nel suo volume English Fairy Tales, è conosciuta anche come Cup 'o Rushes, Cappa di giunco. 
Questo è un racconto in cui si intrecciano motivi fiabeschi assai noti, seppur rielaborati in una trama che si distingue per alcuni specifici elementi che vedremo tra poco.
Spesso Cappa di giunco viene infatti associata alla figura di Cenerentola e, personalmente, io ci ritrovo anche un'eco di Pelle d'Asino di Perrault, de I cigni selvatici di Andersen e de La guardiana delle Oche dei fratelli Grimm.

Illustrazione di John D. Batten

Tutte queste fanciulle hanno in comune un percorso di crisi e redenzione preciso: sono tutte figlie di Re che, a causa di una matrigna o comunque di una rivalità innata nel nucleo familiare, si ritrovano a perdere il titolo di principesse e a vivere come serve e sguattere.
Tutte loro, attraverso le dure prove di una vita povera, arrivano a celarsi e mascherarsi, fino a rivelarsi nuovamente per quello che sono, mostrando in modo ancor più evidente la loro nobiltà d'animo. E, in qualche modo, di questa loro riabilitazione beneficia infine anche la famiglia che ne aveva causato la caduta, riportando un generale equilibrio e lieto fine.


La copertina del volumetto delle AMZ , illustrato da Nikolai Ustinov, rappresenta una scena di caccia che ci introduce subito nell'elegante atmosfera di un'Inghilterra del 1600.


La prima pagina ci introduce con il testo nello stesso ambiente regale e sfarzoso, in cui un Re ricchissimo vive con le sue tre giovani figlie.
Ustinov, invece, ci mostra la protagonista in mezzo a un rigoglioso cespuglio di giunchi; con un'immagine ci inganna per un attimo e ci conduce in modo diretto nella sostanza della storia, come a dire: questo è quello che vi aspetta.
Ma dura solo un momento, e torniamo all'inizio di questa avventura...


Siamo nuovamente a palazzo e gli abiti sontuosi dei personaggi ci rivelano l'epoca in cui i fatti si svolgono, il XVII° secolo.
Il vecchio Re convoca le figlie per mettere alla prova il loro affetto e ricompensarle così equamente con la distribuzione dei suoi possedimenti. Mentre le due maggiori mentiranno per soddisfare la loro bramosia, la più giovane risponde sinceramente dichiarando il suo amore incondizionato al padre, paragonando il bisogno di lui alla necessità del sale sulla carne, venendo però fraintesa e cacciata.

Siamo quindi nella fase iniziale della fiaba, che procede con un allontanamento, un divieto/ordine e un danneggiamento.


La principessa rinnegata e diseredata vaga per campi e strade alla ricerca di un riparo.
Ustinov evidenzia in modo netto il drastico cambiamento di status della protagonista, mostrandoci un'ambientazione opposta alla precedente: dal calore sfavillante del palazzo e dei suoi costumi, al freddo e umido paesaggio di una brughiera inglese e un'umile veste fatta di giunchi.
La fanciulla si allontana dalla sua casa e, per non essere riconosciuta, si confeziona un vestito con piante di giunco (in questo mi ricorda Pelle d'Asino che si mascherava con la pelle dell'animale ed Elisa che, per salvare i suoi fratelli trasmutati in cigni, confezionava loro maglie d'ortica); stanca e affamata raggiunge un castello dove viene ospitata per pietà dai servi che vi lavorano.

La principessa è un'eroina-vittima; e riconosciamo le funzioni di mancanza partenza.
Incontriamo anche la figura del donatore (i servi), che però non pone sfide all'eroe; è la principessa che si offre di lavorare con loro in cambio di un alloggio, funzione di reazione dell'eroe.
A queste si affianca la funzione di arrivo in incognito; la protagonista arriva al palazzo di un altro re e si offre di lavorarvi come sguattera.


Nuovo ambiente, nuova corte, diverso stato sociale.
Cappa di Giunco, così si fa chiamare la protagonista, lavora nel palazzo di quello che avrebbe dovuto essere il suo futuro sposo (e di cui conserva ancora un anello) e che, per merito del travestimento, nemmeno la riconosce.
Nel frattempo il vecchio padre ha prova della mancanza di lealtà delle altre due figlie che, una volta ricevuta l'eredità, non vogliono essere più disturbate dal genitore e dalla sua corte.

Potrebbe somigliare alla funzione dello smascheramento (delle intenzioni delle sorelle/falso eroe).


Questa volta è il vecchio Re ad essere allontanato e ripudiato dalle figlie maggiori. Ed è sempre lui a perdere la sua casa, i suoi possedimenti e a vagare nella foresta in cerca di aiuto.

Si ripetono, in modo diverso, le funzioni iniziali: allontanamento, mancanza e partenza.


Con Ustinov ritorniamo al verde accogliente del bosco, porzione di territorio del promesso sposo della protagonista.
Qui il vecchio Re si rifugia in una capanna, e qui Cappa di Giunco lo incontra, riconosce (non riconosciuta) e decide di aiutarlo.

L'eroina diventa donatore e offre il suo aiuto generosamente.


Cambia nuovamente scena.
Il principe organizza un ballo a palazzo, invitando anche tutta la servitù.
Cappa di Giunco dà a credere di non essere interessata alla festa, a cui invece parteciperà spogliandosi della veste di giunchi e mostrandosi nelle sue vesti principesche.
Ma nessuno ancora la riconosce. In nessuna delle tre serate danzanti.
Il principe però se ne innamora e in seguito alle sue improvvise sparizioni (come per Cenerentola) si dispera e si ammala.

Qui entra in gioco la funzione della trasfigurazione.


La mattina seguente Cappa di Giunco è messa alla prova: dovrà preparare la colazione al principe disperato. Quale migliore occasione di giocare le sue carte?
La ragazza fa quel che deve e nasconde nel cibo l'anello che il suo promesso sposo le aveva dato molto tempo prima che fosse diseredata.
Il principe gusta con appetito quel che gli viene offerto e non tarda a trovare il gioiello; pretende di sapere chi ha cucinato per lui e convoca Cappa di Giunco che, finalmente, si rivela e viene riconosciuta e accolta amorevolmente.

Qui assistiamo alle seguenti funzioni: compito difficile, adempimento e identificazione.

Ammiriamo un lungo e chiassoso banchetto, che ricorda la scena di Cena a casa di Levi dipinto da Veronese nel 1573. Ci accompagna alla scena finale della storia.
Il principe sposa Cappa di Giunco e al matrimonio viene invitato anche il vecchio Re spodestato, pur senza rivelargli l'identità della sposa.
La fanciulla ordina di preparare una cena senza sale e, al primo assaggio, tutti gli ospiti restano stupiti e infastiditi dalla cosa, mentre il vecchio Re scoppia in lacrime improvvisamente consapevole del significato delle parole che la giovane figlia gli disse all'inizio di tutta la vicenda.


"Necessario come il sale".
Convinto di averla persa per sempre, il vecchio padre si dispera ma la figlia gli si rivela e lo abbraccia, finalmente uniti.
E mentre le sorelle passeranno le loro vite a farsi la guerra, Cappa di Giunco vivrà ricca e felice tra i suoi cari.

La fase finale comprende più funzioni: le nozze, la rimozione della mancanza (sia per la protagonista che per suo padre) e una nuova identificazione.
Possiamo forse riconoscere anche la funzione della punizione, se pur non diretta, delle sorelle che saranno per sempre in lotta.

La principessa dei giunchi ha un andamento saltellante, dal punto di vista delle funzioni di Propp, ma continuando il gioco di trasformare la fiaba in un'equazione, sarebbe così:

i e K X9 x5 D7 E7 0 Sm e1 x5 ↑ D7 T3 C A I N Rm Pu


Concludo lasciandovi un breve film d'animazione su Cappa di Giunco.
Noterete piccole differenze nella struttura narrativa, ma non ve le svelo! Ormai siete abbastanza bravi da coglierle da sole... chi le trova?


Ci risentiamo il mese prossimo con una nuova fiaba!


Buone Letture!


2 commenti:

Laura ha detto...

Fantastico ILaria, grazie! Laura

Ila ha detto...

Grazie a te Laura :)