venerdì 17 marzo 2017

Il filo magico (fiaba francese)

Torno, dopo qualche mese di pausa, con il quarto appuntamento sull'analisi della fiaba e, ovviamente, in compagnia di Vladimir Propp.
Il racconto che analizziamo oggi è tratto, ancora una volta, dalla raccolta delle AMZ.



IL FILO MAGICO

Del racconto popolare francese Il filo magico (o Pierre et le fil magique) non trovo, incredibilmente, nessuna fonte e informazione.
Non sono riuscita a scoprire in che secolo affondino le radici di questa storia, né chi ne sia l'autore.
Questa è una cosa che mi lascia sempre un po' triste e arrabbiata, perché mi sento privata di una parte importante della fiaba a cui vado incontro; ma ce ne faremo una ragione.

E visto che di fili parliamo, comincio con il dire che il fil rouge di questo racconto è legato alla tematica assai diffusa della vita e della morte e del loro rapporto nel tempo.
Figure come le Parche, che nei miti romani erano responsabili nel tessere le vite umane, filando e tagliando un lungo filo a loro piacimento, compaiono in numerosi racconti.
E il fascino di un semplice oggetto come il filo si ritrova in diverse fiabe, per esempio Le tre filatrici dei fratelli Grimm.

La storia che analizziamo oggi rientra in entrambe le categorie: un rocchetto di filo diventa l'oggetto magico desiderato dal protagonista che, spinto dall'entusiasmo e dall'impazienza della giovinezza, lo userà in modo poco prudente avvicinandosi troppo velocemente al termine dei suoi giorni, traendone una grande lezione.

La copertina del libro è illustrata, anche questa volta, da Nikolai Ustinov.
Le raffinate cornici, contengono il titolo e la deliziosa immagine di un ragazzino che corre tenendo un aquilone.
L'autunno sta lasciando il posto all'inverno, la strada è umida di pioggia e, dagli abiti del protagonista, capiamo di essere nella prima metà del 1800.


Anche il frontespizio mostra la sua eleganza grazie a una cornice fatta da rami d'albero spogli o fioriti a indicare il passo delle stagioni; e grazie a quattro tondi, legati tra loro da un voluttuoso filo, contenenti i ritratti del protagonista in ognuna delle quattro età.
Il ragazzino compare in basso, sdraiato e svagato nelle sue fantasticherie.

Copertina e frontespizio ci hanno già in parte rivelato la sostanza della storia.


Nonostante la preziosità di questo incipit, il testo e le illustrazioni che lo accompagnano ci parlano di una realtà umile, povera, in cui una vedova si occupa del suo unico figlio, Pietro.
Pietro è un sognatore (l'avevamo intuito dal frontespizio) e, come molti giovani, è impaziente e vorrebbe che il tempo scorresse più in fretta.
Durante una passeggiata nel bosco dietro casa,  il ragazzino incontra una vecchietta.

Siamo in una classica fase iniziale, in cui tutto pare normale, compresa la funzione di mancanza (il ragazzino vuol crescere in fretta) finché avviene un incontro.
La struttura del racconto non parte subito, come spesso capita, con un danneggiamento a cui reagire; al contrario si presenta in anticipo una fase che di norma è mediana: l'incontro con un donatore.


La vecchietta saluta Pietro e gli offre in dono una scatolina con dentro il filo della sua vita; la donna, prima di sparire misteriosamente, raccomanda al ragazzo di usarlo con prudenza e solo quando davvero vorrà far correre un poco il tempo.
Pietro è felicissimo e decide di conservare il dono e utilizzarlo con parsimonia.
Le giornate scorrono lente come sempre finché un rimprovero del maestro non spinge il nostro protagonista a far uso del misterioso filo magico.
Il risultato è così sorprendente che Pietro decide di ricorrervi più spesso.

Le belle immagini di Ustinov si dispiegano su pagine singole e all'interno dei tondi che ci suggeriscono le sottili sfumature della narrazione.

L'incontro con il donatore è seguito dalle fasi della messa alla prova dell'eroe (attenuata, con il saluto), della reazione dell'eroe (in questo caso una non risposta) e dal conseguimento del mezzo magico (il filo).
L'utilizzo dell'oggetto magico per risolvere un problema è da identificarsi con la funzione della rimozione della mancanza e coincide con una forma di partenza seppur non fisica ma come spostamento nel tempo.

Possiamo considerare Pietro come un eroe cercatore, perché tutta la vicenda parte dal suo moto di curiosità.


La relazione testo e immagine cambia; mentre il primo prende più spazio, la seconda viene rinchiusa in cornici più strette o confinata in piccoli scontorni.
Questa scelta estetica sembra voler fare da eco alla vicenda di Pietro che, abituatosi alla comodità della magia del filo, lo utilizza sempre più spesso, ogni qualvolta la situazione che si trova a vivere non lo soddisfa più.
Passa così velocemente dall'infanzia all'età adulta e lavorativa; ritrova la sua amica di sempre e le chiede la mano ma, impedito anche in questo dalla richiesta di attendere qualche anno, il giovane utilizza nuovamente il filo.
Prossimo al matrimonio, i suoi progetti vengono mandati all'aria dalla chiamata alle armi.

In questa fase si alternano ancora una mancanza e la rimozione della stessa mediante l'uso del mezzo magico; una nuova mancanza e ancora la rimozione.
Improvvisamente compare la funzione della mediazione (chiamata alle armi) e il conseguente allontanamento del protagonista.


Pietro affronta la nuova situazione con serenità fino a quando la sua pazienza esaurisce; ancora una volta il filo magico lo aiuterà.
La vita prosegue, finalmente arrivano le nozze e il primo figlio, ma a qualsiasi momento di impazienza, il protagonista tira un po' il filo e salta avanti nel tempo, una, due, tre volte...
I guai non finiscono e Pietro si ritrova in un contesto storico difficile che lo coinvolge in un arresto.
Per l'ennesima volta sarà l'oggetto incantato a liberarlo ma anche a rubargli anni di vita.
Pietro infatti è ormai anziano e il filo che era d'oro ora è d'argento.

A un alternarsi continuo di mancanze e rimozioni, segue stavolta un vero e proprio danneggiamento e una conseguente rimozione del problema.


La situazione precipita.
Nonostante Pietro si renda conto di aver sprecato attimi preziosi, continua a far uso del filo magico ad ogni ostacolo o situazione complessa. I giorni scorrono alla velocità della luce, l'uomo nemmeno li vede e si ritrova sempre più vecchio e stanco e solo.
Decide di non usare più il filo, ormai grigio,ma la lentezza della vecchiaia è per lui insopportabile e rimpiange amaramente la sua gioventù.
L'unica sua consolazione restano le passeggiate nel bosco; e proprio durante una di esse... fa un vecchio incontro.

Anche le immagini si restringono nei tondi, come quadretti e ricordi fissati nella memoria e nel tempo, ma ormai lontani.

Si susseguono ancora un paio di volte mancanza e rimozione della stessa; a questo ciclo di funzioni segue però un nuovo incontro col donatore iniziale.


Ci sembra di vedere una delle prime immagini della storia, ma capovolta, sia per impaginazione che per contenuto.
Pietro ora è un vecchio seduto su una panchina, mentre la vecchia fata è sempre sé stessa.
La donna gli domanda com'è andata e l'uomo riconosce i suoi errori e la sua impazienza e, soprattutto, i rimpianti e il desiderio di poter tornare indietro.
La vecchia sorride e riprende la scatola col filo magico, augurandogli buona fortuna.

Una nuova fase di messa alla prova attenuata dell'eroe e di reazione e risposta dell'eroe.
Infine, l'ultima mancanza.


Il vecchio protagonista si addormenta e al risveglio tutto è cambiato... o meglio: tutto è esattamente come all'inizio.
Sdraiato nel suo letto, nella sua accogliente cameretta e con la madre che lo veglia, Pietro è nuovamente bambino.

La meravigliosa illustrazione, che tanto ha di Vermeer, ci riporta a una situazione calda e rassicurante, mentre i piccoli scontorni continuano a parlarci delle emozioni più intime dei personaggi.

Come per magia avviene la rimozione dell'ultima mancanza, il ritorno dell'eroe (simbolico e temporale) e una sorta di trasfigurazione all'indietro del protagonista.


Che sia stato tutto un sogno?
Poco importa, ora Pietro non ha più fretta di crescere e si godrà appieno ogni singolo attimo della sua lunga vita.

E se Il filo magico fosse un algoritmo, sarebbe così:

i x6 D2 E2 Z1 Rm5 x6 Rm5 x5 Rm5 Ye x6 Rm5 x6 Rm5 x6 Rm5 x6 Rm5 x5 Rm5 X15 Rm5 Rm5 x6 D2 E2 T

La pazienza è una grande virtù; può aiutarci a vivere ogni giorno con profondità e leggerezza.

Buone Letture!

2 commenti:

Anna Bernasconi ha detto...

Che bella storia e che bella la cornice stagionale del frontespizio!

Ila ha detto...

Ciao Anna :)
Sì, è un bellissimo librino!